Quando la morte di una persona amata ti morde il cuore…Incontrala!

Ricongiungimento 2

Questo è un articolo di servizio che riguarda chiunque sia stato dominato da un dolore esageratamente grave e persistente dopo la morte di una persona amata.

Riguarda tutti coloro i quali, dopo un lutto grave, perdono ogni certezza, ogni riferimento, ogni verità prima ritenuta assoluta, che sebbene non rinnegata dopo il lutto, diventa inutile al superamento del dolore. Riguarda in poche parole chiunque di noi abbia dovuto affrontare un “lutto complicato”.

Io faccio parte di questa categoria. Quando ho perso mia madre ho compreso che una parte della mia vita era finita con lei e le parole consolatorie di chi non può comprendere che il termine “Anima Gemella” non si riferisce esclusivamente a una relazione sentimentale mi apparivano inutili e grevi come un macigno, malgrado mia figlia mi nutriva costantemente di linfa vitale.

Il mio interesse verso tutto il mondo esoterico e in particolare verso la fenomenologia sull’esistenza di una vita oltre la vita mi aveva sempre portato a compiere innumerevoli ricerche, leggere ogni libro sull’argomento, annoverare nella stessa esperienza personale prove tangibili sul fatto che la morte non esiste e che lasciando il nostro involucro corporeo ci trasformiamo negli Esseri Spirituali che siamo dall’origine della Creazione, tornando alla nostra casa d’origine.

Tuttavia, nessuna informazione conosciuta mi dava consolazione, ogni riga dei libri ripresi tra le mani mi aiutavano solo sapendo che se mia madre stava certamente meglio, io ero affranta.

La bramosia di un qualunque contatto, segno, sogno rimaneva protagonista delle mie giornate. Malgrado ne avessi eccome di segni, e sogni e a volte così forti da togliermi il fiato lasciandomi felice, almeno momentaneamente.

Finito l’entusiasmo iniziale ricominciava il dolore sordo di quando manca una parte stessa della nostra Anima.

Lo scorso marzo poi, a due anni e mezzo dalla perdita di mia madre e in seguito ad una di quelle sincronicità particolarissime che molti si ostinano a chiamare coincidenze, appaiono nel mio computer informazioni su una tecnica chiamata Induced After Death Communication, ovvero IADC, per usare solo l’acronimo, ideata dal medico e psicoterapeuta americano Allan Botkin che l’aveva sperimentata curando molti veterani di guerra.

Se in italiano il freddo e lungo significato della traduzione descrive uno stato di ricettività indotta che mette in condizione di “comunicare” con il proprio caro attraverso delle tecniche varie, tra cui la stimolazione ottica bilaterale, o EMDR, il proseguire della lettura mi portava in una nuova zona di comfort e accoglienza che lasciava presagire il conforto, la consolazione, la gioia di sapere che esiste anche questo modo personalissimo e intimo di “comunicare” con i nostri cari passati oltre. Un contatto più intimo dei sogni, più personale del rivolgersi a qualunque Medium provvisto di un vero e caritatevole Dono, forte quasi come un contatto fisico.  Era ovvio che dovessi provarla al più presto.

In Italia, a Roma, la IADC è esercitata con infinita dolcezza e professionalità dal Dr Claudio Lalla, Medico, Psicologo e Psicoterapeuta, che ho conosciuto personalmente quasi subito dopo le mie letture già di per sé terapeutiche.

Non è mia intenzione approfondire la mia esperienza personale completamente positiva e commovente in quest’articolo perché è certo più importante dare maggiori informazioni “tecniche” con un’intervista personale al Dr. Lalla e di cui qui trascrivo fedelmente le risposte.  Scriverò in seguito forse la mia esperienza, ma di certo posso dire che è stata sublime per cui non finirò mai di ringraziare Claudio Lalla per questo.

D.   Dr. Lalla, ci parli della terapia IADC…

R  Ogni anno muoiono in Italia circa 600.000 persone. Ciò comporta un numero senz’altro maggiore di altre persone che entrano in lutto. Quest’ultimo è un processo naturale, che passa attraverso un certo numero di fasi. Accade così che si passi dal lutto acuto a quello che viene chiamato lutto integrato. Non sempre però le cose si svolgono nel modo più favorevole. Ci sono infatti molti casi in cui diversi fattori possono ostacolare l’elaborazione del lutto. Tra questi ricordiamo il tipo di perdita subita, il genere di relazione che si aveva con il defunto, il modo in cui la persona cara è venuta a mancare, lo stesso stile affettivo del superstite. A causa di questi fattori il lutto può assumere la forma del cosiddetto lutto complicato. Si tratta di una condizione che riguarda circa il 7 – 10% dei casi e che incide profondamente sulla qualità della vita. Non a caso aumenta il rischio di incorrere in condizioni mediche come cancro, disturbi cardiaci e ipertensione. Anche il rischio suicidario risulta accresciuto. Si pone quindi la necessità sia di curare chi soffre di tale condizione sia di prevenire la sua insorgenza in coloro per i quali si delinea il rischio di andarvi incontro. Volendo aiutare queste persone esplorai come psicoterapeuta le varie opportunità di intervento che possono essere seguite per affrontare tali tragiche situazioni. Mi imbattei allora nella IADC Therapy, ideata dallo psicoterapeuta americano Allan Botkin. La lettura del suo saggio, uno dei più bei libri di psicoterapia che avessi mai letto, esigeva che mi specializzassi in questa modalità di cura. IADC è un acronimo che sta per Induced After-Death Communication. Il nome di questa forma di aiuto indica che lo psicoterapeuta induce uno stato mentale di ricettività che consente al paziente di avere una After Death-Communication (ADC) spontanea, ovvero esperienze di comunicazione con i propri cari defunti, vissute in prima persona che possono verificarsi attraverso uno o più canali sensoriali. Abbiamo quindi esperienze visive, telepatiche, tattili e olfattive…

D.   Dott. Lalla, cosa o chi l’ha portata a specializzarsi nell’ IADC e ad esercitarla in modo così appassionato e confortante per chi ha perso un grande affetto terreno?

R.   Le esperienze di After Death Communication, prima di manifestarsi nell’IADC Therapy, costituiscono una componente normale del lutto. Una recente review svolta alla North Texas University stima che tra le persone in lutto la frequenza di ADC naturali verificatesi entro un anno dalla perdita del proprio caro sia del 70-80%. Si tratta quindi di qualcosa che risulta grandemente diffuso. Si è potuto constatare che le ADC naturali sono sempre positive, promuovono l’elaborazione del lutto e facilitano il suo decorso favorevole. Tali esperienze avvengono in modo imprevedibile e sono di breve durata. La IADC Therapy, a sua volta, mira a creare le condizioni mentali necessarie affinché esse si manifestino e consente inoltre di farle svolgere per un periodo di tempo ben più lungo. Quando iniziai a praticare la IADC Therapy potei constatare la sua grande, incredibile efficacia.

D.   Molte persone potrebbero essere indotte a credere che la IADC sia una forma di ipnosi, è così? Se non lo è, quali sono le differenze?

R.   Pratico, quando necessaria, anche l’ipnosi clinica e posso dire anche grazie a questa esperienza che la IADC Therapy non è una forma di ipnosi. Nella terapia IADC non c’è induzione preliminare di uno stato di profondo rilassamento, né si ricorre alle suggestioni. Si fa invece uso delle stimolazioni bilaterali dei due emisferi cerebrali come nell’EMDR, un’altra forma di terapia, anch’essa diversa da quella ipnotica.

D.   Può ancora spiegarci quali sono le differenze tra la IADC e un’esperienza di OBE, l’Out of Body Experience, (Esperienza di uscita dal corpo)? Anche in questa esperienza molti raccontano d’incontrare i loro cari passati oltre….

R.   Nelle Out of Body Experience (OBE) si possono vedere i propri cari in salute e spesso più giovani. Con essi la persona che sta vivendo l’esperienza può intrattenere una comunicazione telepatica. Ebbene questi sono i fenomeni che le OBE hanno in comune con le IADC. Per il resto si tratta di esperienze diverse. Chi ha una IADC non riferisce di vivere delle OBE.

D.   Cosa pensa che accada o che cosa accade al nostro corpo e alla nostra Anima quando siamo addormentati e sogniamo i nostri cari passati oltre?

R.   Sappiamo che le ADC naturali si presentano spesso sotto forma di sogno. Quando ciò avviene si tratta di sogni particolarmente lucidi e realistici, nei quali il dormiente ha l’esperienza di ricevere la visita del defunto che viene a salutarlo e a portargli conforto. Sono quindi sogni diversi dagli altri. Il cervello si trova plausibilmente nella fase di sonno REM e l’anima della persona attraversa una condizione di maggior ricettività per tali esperienze rispetto al consueto stato di veglia.

D.   Quanto è alta la percentuale d’insuccesso in una seduta di IADC?

R.   La percentuale di insuccessi della IADC Therapy è oggi del 25%. Abbiamo quindi, d’altra parte, il 75% di successi. Si tenga conto del fatto che la IADC Therapy si svolge di regola in sole due sedute. Quando paziente e psicoterapeuta si concedono una terza o una quarta seduta la percentuale di insuccessi scende.

D.   Quanto e in che modo possiamo escludere che le immagini che appaiono durante una seduta di IADC non siano pure suggestioni?

R.   Come clinico lascio che siano i miei pazienti a esprimersi sull’ oggettività o meno delle loro esperienze. Per me una cosa è certa: essi hanno un’esperienza che promuove un grande cambiamento. La loro quasi totalità attinge dalla IADC quattro convinzioni: Il mio caro c’è ancora; sta bene; mi è vicino; un giorno ci riuniremo.

D.   Dr. Lalla, un’ultima domanda, almeno per ora, può spiegare ai non addetti ai lavori la differenza “visuale” tra immagini derivanti dai semplici pensieri che arrivano e immagini che ne esulano?

R.   Le persone che hanno una IADC e riferiscono di aver percepito delle immagini le distinguono da una mera produzione immaginativa per il fatto che esse sono, per così dire, ad alta definizione oltre che del tutto indipendenti dalla loro volontà. A tale vissuto soggettivo corrispondono le descrizioni alquanto particolareggiate che di tali immagini essi forniscono allo psicoterapeuta.

Lucia D’Aleo, Intervista a Claudio Lalla.

Claudio Lalla ha scritto un libro su quest’argomento:

Perdita e ricongiungimento

Informazioni utili:

Elenco terapisti accreditati per la terapia IADC in Italia

Clempatia: un passo importante verso la serenità

Put your feet in my shoes
Put Your feet in my shoes

Molte delle parole chiave della trasformazione di noi stessi verso un cambiamento positivo reale sono state dimenticate oppure le udiamo sempre meno spesso perché si tratta di “parole in via d’estinzione”.

Ieri, una di queste parole continuava a ronzarmi nella mente: Clemenza. Vi suona? L’abbiamo dimenticata? La usate mai? La sentite più o almeno raramente nel linguaggio quotidiano? Ma soprattutto, la “esercitate” nella vita?

Clemenza: in primo luogo predisposizione al perdono; un significato bellissimo che tuttavia oggi non mi basta per esprimere un concetto che va oltre e che sembrerebbe separato da noi e appartenere solamente ad una ristretta cerchia di eletti.  E’ una delle azioni più difficili da attuare insieme al perdono stesso.

Direi di aggiungere a clemenza un pizzico d’empatia e una sana voglia di “mettersi nei panni altrui“. Ecco, fondendo insieme almeno queste due parole e questa predisposizione-azione al nostro vivere quotidiano, raggiungiamo uno dei fondamenti stessi della Spiritualità: la mancanza di Giudizio.

Mi sto esercitando da tempo su quanto vi ho appena detto e sinceramente non è facile perché sono molto intransigente e ogni giorno atteggiamenti altrui davvero apparentemente indisponenti, maleducati, privi d’amore mi bombardano quasi a sfidarmi.  Del resto sappiamo bene che le prove più difficili sono quelle che più ci fanno arrabbiare.

Proviamoci tutti, è divertentissimo in fondo: è un’azione in grado di trasformare la rabbia per le azioni altrui, o per le loro non azioni, in serena clemenza-empatia-e se fossi lui, lei…?

L’esercizio è tra i più difficili. Il risultato sorprendente. Certamente per noi stessi ancora più che per chi ci fa da specchio e poi…la parola nuova coniata oggi a me dà un grande senso di allegria!

LD’A.

Dio: Madre, Madri.

Chagall, Le cinque candele (particolare)
Chagall, Le cinque candele (particolare)

Madre. Ogni giorno, dal primo nostro respiro al suo ultimo e anche dopo, quando ti accorgi che ti manca un arto, il sangue dentro che nutre il cuore, il cuore stesso.

E se sei madre a tua volta, di certo possiedi tre cuori: uno che vive fuori da te, uno che ti batte dentro e ti fa vivere, un altro che ti manca, perché ora è solo spirito, ma è stata tua madre e senti ancora il suo cuore battere.

Non vi è Amore più grande in Terra dell’Amore delle madri.

Io non amo mia figlia: io sono…mia figlia.  Io non amo mia madre: io sono mia madre.  Un vortice d’Amore incondizionato che mi fa avere solo un pensiero significativo:

DIO deve Essere l’Amore di tutte le madri moltiplicato all’infinito….Io Sono Dio.  E Dio è noi.

LD’A.

 

 

Chi sbaglia paga…Le buche di Roma ed Elena.

Elena e le buche

Quando nemmeno due mesi fa Roma ha cominciato a riempire le sue strade di grandi e orribili buche sull’asfalto a causa di una nevicata e molte piogge, Il suo Sindaco ha affermato che chi aveva sbagliato doveva pagare, riferendosi alle ditte che avevano fatto male il loro lavoro.
Oggi, Elena Aubry, una ragazza bellissima di 26 anni, è morta schiantandosi con la sua Honda Hornet 900 su un guardrail di via Ostiense a causa delle buche.
La madre, Graziella: “Elena non c’è più. Per un’inspiegabile e assurda situazione, per un assurdo incidente, per le “maledette buche di Roma” mia figlia non c’è più. E’ andata via con tutta la sua voglia di vivere, i suoi sorrisi, la sua caparbietà e la forza dirompente dei suoi ventisei anni. Vi prego – chiede nello straziante messaggio -, ricordatela nelle vostre preghiere. Era un cuore generoso e chi l’ha conosciuta – lo sa”.
Io invito i miei lettori a riflettere sulla possibile divagazione spirituale di una notizia così straziante e su chi compie il proprio dovere ogni giorno senza pensare minimamente se ci sia un minimo di Amore Spirituale in ciò che fa….o….non fa.

La madre di Elena ha chiesto di pregare…Facciamolo!

LD’A.

Fonte: ADN-Kronos

 

Ermanno OLMI: un sorriso speciale e luce in ogni sua opera

Ermanno Olmi
Ermanno Olmi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ci ha lasciati oggi Ermanno Olmi.  Straordinario Regista Italiano e Uomo spirituale in ogni parola, gesto, opera.

“…che con un battito di palpebre, tu sei a quei confini del mondo che continueranno a dilatarsi….Quindi l’uomo ha il Pensiero a disposizione….e se lo profana, fa del male a se stesso, oltreché agli altri”.

Parole di Ermanno Olmi, uno tra i più grandi registi italiani, Palma D’Oro a Cannes per il Film”L’Albero degli Zoccoli” e Leone D’Oro alla Mostra del Cinema di Venezia per “La Leggenda del Santo Bevitore.

Lascia la Terra un uomo pregno di spiritualità, Ermanno Olmi, come lo ha definito in un’intervista Monica Mondo di TV2000, “una persona “Naturaliter Christiana”, un uomo che si lascia interrogare dal mistero e dal destino dell’Uomo, e che si mette in qualche modo a servizio, con docilità ma anche con inquietudine”

Ermanno Olmi è stato un grande creativo che ha parlato di spiritualità e di temi profondissimi ad essa strettamente legati nella vita quotidiana, e lo ha fatto con il linguaggio leggero dell’infanzia, usato da tutti i grandi.

Oltre a meravigliosi film, Ermanno Olmi lascia dei libri che nel caso di questo blog vi segnalo immediatamente e il cui titolo non ha bisogno di commenti, magari di un estratto…

Cara Chiesa,

non so più a chi rivolgermi e anche tu non mi vieni in aiuto. Ci parli di Dio ma sai bene che nessun dio è mai venuto in soccorso dell’umanità. Nella lotta tra bene e male, l’uomo è sempre stato solo. Già nel racconto biblico si comincia con un delitto: «Che hai fatto Caino? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo dove sei nato…» Dunque, Dio ha udito benissimo il grido del fratello ucciso, ma non ha fatto nulla per trattenere la mano fratricida.

E adesso? Cosa sta accadendo a tutti noi? Come abbiamo fatto a ridurci così? Troppo spesso ho la sensazione di non sentirmi in relazione con gli altri. Anche con le persone che mi sono più vicine. Mi trovo in uno stato confusionale, come se ognuno parlasse per conto proprio annaspando nel nulla…..

Da:

Lettera a una chiesa che ha dimenticato Gesù

e

L’Apocalisse è un lieto fine

L’Apocalisse è un lieto fine non è solo il racconto di una vita densa e affascinante, degli incontri e dei successi che l’hanno segnata. È soprattutto la profonda, urgente riflessione con cui Ermanno Olmi ha saputo cogliere gli ultimi echi della civiltà rurale e ci mette in guardia davanti al declino di un’altra epoca umana: la nostra. Abbiamo dimenticato cosa vuol dire “far bene” e coltivato a dismisura l’etica del male minore. Produttività, arricchimento e potere continueranno a rinchiuderci nelle loro gabbie fino a quando non saremo pronti a imparare l’eterna lezione della terra.

LD’A.