Seminario “Sussurri dal Cielo”: davvero, e non solo sussurri.

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Quando nella mia pagina Agenzia Stampa segnalo degli eventi che ritengo importanti per la crescita spirituale, la nostra evoluzione animica, o l’illuminazione di alcuni che di Spiritualità sanno poco di vero e si pongono molte domande, io seguo il cuore.
E così ho fatto quando la mia amica Angela Lo Cuoco mi ha segnalato il Seminario Sussurri dal Cielo, che si è tenuto ieri 28 ottobre a Roma.
L’ho fatto anche per la presenza tra i relatori di persone a me già ben conosciute, Marina Schettino che qui voi avete conosciuto come “Voce” di Santa Chiara, e Nicola Rachello, la cui guida è San Francesco, e che ieri ha presentato degli oli specialissimi che Francesco stesso intende donare in aiuto a chi già sta compiendo un cammino interiore, agendo dal corpo fisico a tutti i nostri corpi sottili. Di Marina e Nicola conosco il cuore e non avevo dubbi che nel corso del Seminario mi avrebbero fatto riprovare emozione nel sentire le loro vibrazioni animiche purissime, anche al di là delle loro parole.
La sorpresa è stata la conoscenza davvero emozionante degli altri relatori, o meglio, “testimoni dell’Oltre”. E di alcuni in particolare, con i quali ho scambiato una promessa: approfondire per tutti voi parole, concetti, sensazioni che io stessa ieri ho provato. Chiedere loro di trasmettere nel modo più semplice possibile a chi cerca risposte, cosa vuol dire per noi, Anime in cammino, essere pezzetti di DIO!
Questo in effetti ormai è l’unico vero messaggio che vorrei portare a tutti quelli che mi leggono, avendo ormai salda nel cuore questa certezza che a me è costata anni di dolore e fatica e soprattutto molte cadute che ricordano troppo il dolore, quando invece i messaggi del Creatore sono messaggi di pura Gioia.
Oggi il tempo che noi conosciamo come tale è un tempo diverso per tutti, tutto ormai accade visibilmente in modo accelerato e lo sanno tutti coloro i quali come me hanno finalmente risposte che si testano con l’esperienza, i battiti del cuore, le coincidenze e i…Sussurri dal Cielo, appunto.
“Non sono io che parlo….qui oggi c’è uno stuolo di Maestri che prendono la parola”, ha comunicato Rosa Mura, pranoterapeuta e operatrice olistica un tempo, il tempo dell’ego e della mente, Avvocato. Le sue parole infatti, fluivano in perfetta alternanza e naturalezza con parole che i Maestri le sussurravano, e la certezza che così fosse davvero mi veniva dalla sua spontanea naturalezza, dalla totale assenza d’artefazione ma, soprattutto, dall’emozione del cuore che dà le risposte e soprattutto non genera dubbi a chi come me ha empatia per i puri di cuore come per i truffatori.
Daniele Omazzoli, counselor professionista, scrittore e specializzato in tecniche di guarigione individuale, anche lui un tempo informatico che ha abbandonato il suo lavoro per i dubbi sussurrati dall’Anima, ha parlato di coincidenze e sincronicità, strumenti del mondo spirituale che a me per prima ieri si sono rivelate in modo inequivocabile. Elisabetta Lupano, che ha confermato con la sua esperienza di Medium quanto la morte non esista e che la comunicazione con i nostri cari defunti è cosa facile e perfino gioiosa e infine, per me la sorpresa più straordinaria, Maria Chiara Farneti, musicologa e molto altro che io definisco come Voce dell’Oltre, che canalizza i Maestri Spirituali nel modo più vicino che esista a Dio: la musica, cantando con voce quasi non umana ma celestiale, parole e sussurri di suoni sconosciuti in modo che non può non definirsi SPIRITUALE.
Grazie a tutti voi, che conosceremo ad uno ad uno, e grazie alle organizzatrici dell’evento, Patrizia Crisalide Mantegazza e Angela Lo Cuoco, mia amica e compagna di cammino.
LD’A.

La guarigione del “Lasciare Andare”

Il silenzio del Nautilo, Disegno di Lucia D'Aleo
Il silenzio del Nautilo, Disegno di Lucia D’Aleo

 

Che la vita sia una guerra da vincere attraverso innumerevoli battaglie, è un concetto obsoleto, ma terribilmente radicato ancora nella maggioranza di noi.  Siamo convinti che la pace può arrivare solamente attraverso la guerra.

E’ una delle convinzioni più radicate di noi uomini che abbiamo in effetti molti e gravi problemi da risolvere.  Si sa però, che tanto più una convinzione è radicata, tanto più difficile è cambiarla fino ad estirparla, fino a farla diventare con il cambiamento del pensiero, rinnovamento, rinascita.

Davanti ai nostri problemi, pur grevi o gravi che siano, noi usiamo violenza contro noi stessi, ostinandoci nel perseguire sentieri che ci hanno già impedito di trovare la strada maestra per la soluzione.  E perseguiamo nella lotta che crediamo ci porterà al cambiamento.  E non si può, infatti “non fare”. Non è questo il punto. Non stiamo parlando delle azioni necessarie e sane per affrontare un problema.  Non stiamo parlando di passività, inerzia, abbandono.

Si parla della violenza che usiamo contro noi stessi quando abbiamo fatto molti tentativi e siamo molto stanchi.  Fatti i razionali tentativi e usata ogni chiave per trovare la soluzione, comincia la violenza, la testardaggine, l’affanno e le notti insonni e il pianto disperato che segna il volto. E la malattia.  Tutto diventa lotta estenuante che stordisce i sensi e non lascia intravedere vie d’uscita.

Questo è il comportamento del nostro Ego, che sinceramente crede, e con grande convinzione, che se smettiamo di “fare”, affannosamente lottando, le cose non solo non cambieranno, ma addirittura peggioreranno.

No. C’è un luogo di grande pace dentro di noi con il quale dobbiamo connetterci in silenzio sacro e riposare.  E’ il luogo della “resa”, che non è arrendersi con passività…no. E’ un momento senza un tempo stabilito di un riposo dell’Anima.

E’ quel momento benedetto dove l’equanimità permette ad altre prospettive d’essere scorte, alle soluzioni mai pensate di rivelarsi naturalmente ringraziando Dio con il quale stiamo collaborando.

Da questo luogo di pace assoluta della resa sana e balsamica siamo in grado di fare il prossimo passo che potrebbe significare …non fare alcun passo!

E’ seguire l’onda e non resistere più, perché la resistenza assoluta crea solamente altra resistenza e impedisce il flusso di una vita migliore.

Quando siamo davvero molto stanchi di lottare per ogni istante della nostra vita, è forse tempo di smettere di farlo, semplicemente, scivolando nell’abbraccio di quello straordinario “Qui e Ora” che ci permette di non lottare più.

Per cambiare le cose, molto più spesso di quanto crediamo, è necessario smettere di provare a cambiarle.

LD’A

Francesco D’Assisi: il Maestro della Decrescita!

Ph dal film "Fratello Sole, Sorella Luna
Ph dal film “Fratello Sole, Sorella Luna

Quando nel 1972, nelle sale cinematografiche italiane uscì Fratello Sole, Sorella Luna di Franco Zeffirelli, io ero poco più di una bambina e poco meno di una ragazza, ma questo non m’impediva di possedere già una personalità ben definita che trovava nella vita e nelle scelte di Francesco degli elementi che avrebbero caratterizzato anche la mia vita.

Quel film lasciò un segno forte su di me: già da allora, un vago senso d’inquietudine mi diceva che la felicità dell’Essere doveva risiedere altrove che nell’abbondanza di beni materiali, oltre la ricchezza, oltre il denaro.

Magari in un posto che a quel tempo non sapevo si chiamasse Anima. In un Universo dentro e fuori di noi che ci vedeva una sola cosa.

Il momento in cui Francesco si denudò dinanzi all’attonito padre e alla folla sgomenta, io sussultai di gioia e come lui forse mi sentii libera, una libertà dettata dal più incondizionato amore per Cristo e i suoi insegnamenti che forse nulla avevano a che vedere con la visione della Chiesa cattolica d’allora. Lo spogliarsi dai propri abiti da parte di Francesco, era il simbolo della messa a nudo della propria essenza, mettendola a servizio dell’Amore: vero motore spirituale.

Francesco aveva appena 24 anni quel giorno di febbraio dell’anno 1206. Si spogliò delle vesti accogliendo la povertà totale, per abbracciare una ricchezza molto più alta e assoluta che ancora oggi la Chiesa cattolica vuol condurre alla propria fede.

Quel gesto oggi sarebbe inadeguato. Dobbiamo essere onesti nel dire che nessuno di noi, in questo tempo e in questo mondo potrebbe rinunciare a tutto volontariamente per abbracciare la povertà assoluta.

Portando quel gesto così significativo ai nostri tempi e ai nostri bisogni, mi sento di proclamare simbolicamente Francesco D’Assisi il protettore incondizionato della necessaria “Decrescita” contemporanea! Ricordando oggi San Francesco, potremmo provare ad apprezzare sul serio e in modo non occasionale tutto quello che abbiamo. E scoprire cose che non riusciamo a vedere con i soli nostri occhi.

LD’A.

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L’IMPORTANZA DI NON CHIAMARSI GIUDA…ISCARIOTA

Immagine di San Giuda Taddeo nella Chiesa di San Salvatore in lauro, Roma
Immagine di San Giuda Taddeo nella Chiesa di San Salvatore in Lauro, Roma

Premettendo che i Santi altro non sono coloro i quali oggi è più consono chiamare Maestri Ascesi, e premettendo che ognuno di questi Maestri possa o voglia avere la missione di aiutare, sostenere, guidare altre Anime, ancora incarnate e in Terra per evolversi, oggi voglio scrivervi di San Giuda, dolcissimo amico che in meditazione mi ha preso per mano e invitato a “danzare la vita”.
San Giuda?!?
Come, quello che ha mandato in croce Gesù Cristo…il traditore per eccellenza, quello che oggi può essere solo il santo protettore di tutti gli infedeli?
No, quello era Giuda Iscariota. E faceva parte di un disegno ineluttabile e stabilito forse dallo stesso Dio, quindi già prendersela con lui è fuori luogo, oltreché contrario al concetto di perdono cristiano.
Tuttavia, l’immaginario collettivo lo ha condannato per tradimento e non lo ha perdonato nemmeno sapendo che impiccandosi si era già autopunito.
Di questa fama nefasta e greve per l’Iscariota, ha parzialmente subito delle conseguenze il mio San Giuda, che tra gli Apostoli era il Taddeo, anche imparentato per parte di padre con Gesù, essendo figlio di Alfeo, fratello di Giuseppe, dunque cugino di Gesù, nonché fratello di Giacomo il minore, altro noto Apostolo. La madre, per amore di parità di genere, era Maria di Cleofa.
Per questa mancanza di conoscenza popolare, San Giuda Taddeo, sembra più disposto ad ascoltare le suppliche dei disperati, e non ha certo problemi a farsi conoscere se uno di questi non ha avuto successo con Santa Rita, per esempio.
Io l’ho conosciuto in uno dei modi più piacevoli che conosco per passare il mio tempo libero: leggere.
E’ con un libro decisamente giallo e appassionante che San Giuda è entrato prepotentemente nella mia vita e vi è rimasto: XY, di Sandro Veronesi, che meriterebbe un articolo a parte per la passione che innesca nei cuori e molto altro, per esempio il modo originalissimo, unico direi, con cui tratta uno degli argomenti più discussi dal genere umano: il male.
La storia di Veronesi è ambientata proprio in un paesino immaginario dell’alta Val Di Non, in Trentino e si chiama, appunto, Borgo San Giuda. E’ quasi naturale dunque che tutto il paesino in questione veneri San Giuda Taddeo.
Ora, per questa sua mancanza di notorietà, di certo ha più tempo per noi umani, e vi assicuro che oggi si trova in cima alle classifiche cattoliche di Santi che si occupano di cause “impossibili”.
Al di là della mia innata vena ironica, io so che colui il quale un tempo era chiamato Giuda Taddeo, Apostolo del Cristo, autore dell’apocrifo Vangelo di Taddeo, si manifesta ai casi disperati, quando davvero ne hanno bisogno.
E’ con immensa gioia che ho proseguito le mie ricerche su di lui, e l’ho “visto” anche durante le mie due sedute di IADC Therapy con il Dott. Claudio Lalla. Mi ha preso per mano, conducendomi, e dicendomi, appunto, “danza la vita”. Lui sa che di danzare con leggerezza ho davvero bisogno.
Che meditino dunque i casi impossibili.
Le reliquie di San Giuda Taddeo si trovano a Roma, nella Basilica di San Pietro.
Giuda Taddeo è morto, presumibilmente il 28 ottobre del 70d.C., trafitto da lance e colpito da mazze, in Persia, dopo aver fatto convertire al Cristianesimo oltre 60.000 persone.

LD’A.