L’IMPORTANZA DI NON CHIAMARSI GIUDA…ISCARIOTA

Immagine di San Giuda Taddeo nella Chiesa di San Salvatore in lauro, Roma
Immagine di San Giuda Taddeo nella Chiesa di San Salvatore in Lauro, Roma

Premettendo che i Santi altro non sono coloro i quali oggi è più consono chiamare Maestri Ascesi, e premettendo che ognuno di questi Maestri possa o voglia avere la missione di aiutare, sostenere, guidare altre Anime, ancora incarnate e in Terra per evolversi, oggi voglio scrivervi di San Giuda, dolcissimo amico che in meditazione mi ha preso per mano e invitato a “danzare la vita”.
San Giuda?!?
Come, quello che ha mandato in croce Gesù Cristo…il traditore per eccellenza, quello che oggi può essere solo il santo protettore di tutti gli infedeli?
No, quello era Giuda Iscariota. E faceva parte di un disegno ineluttabile e stabilito forse dallo stesso Dio, quindi già prendersela con lui è fuori luogo, oltreché contrario al concetto di perdono cristiano.
Tuttavia, l’immaginario collettivo lo ha condannato per tradimento e non lo ha perdonato nemmeno sapendo che impiccandosi si era già autopunito.
Di questa fama nefasta e greve per l’Iscariota, ha parzialmente subito delle conseguenze il mio San Giuda, che tra gli Apostoli era il Taddeo, anche imparentato per parte di padre con Gesù, essendo figlio di Alfeo, fratello di Giuseppe, dunque cugino di Gesù, nonché fratello di Giacomo il minore, altro noto Apostolo. La madre, per amore di parità di genere, era Maria di Cleofa.
Per questa mancanza di conoscenza popolare, San Giuda Taddeo, sembra più disposto ad ascoltare le suppliche dei disperati, e non ha certo problemi a farsi conoscere se uno di questi non ha avuto successo con Santa Rita, per esempio.
Io l’ho conosciuto in uno dei modi più piacevoli che conosco per passare il mio tempo libero: leggere.
E’ con un libro decisamente giallo e appassionante che San Giuda è entrato prepotentemente nella mia vita e vi è rimasto: XY, di Sandro Veronesi, che meriterebbe un articolo a parte per la passione che innesca nei cuori e molto altro, per esempio il modo originalissimo, unico direi, con cui tratta uno degli argomenti più discussi dal genere umano: il male.
La storia di Veronesi è ambientata proprio in un paesino immaginario dell’alta Val Di Non, in Trentino e si chiama, appunto, Borgo San Giuda. E’ quasi naturale dunque che tutto il paesino in questione veneri San Giuda Taddeo.
Ora, per questa sua mancanza di notorietà, di certo ha più tempo per noi umani, e vi assicuro che oggi si trova in cima alle classifiche cattoliche di Santi che si occupano di cause “impossibili”.
Al di là della mia innata vena ironica, io so che colui il quale un tempo era chiamato Giuda Taddeo, Apostolo del Cristo, autore dell’apocrifo Vangelo di Taddeo, si manifesta ai casi disperati, quando davvero ne hanno bisogno.
E’ con immensa gioia che ho proseguito le mie ricerche su di lui, e l’ho “visto” anche durante le mie due sedute di IADC Therapy con il Dott. Claudio Lalla. Mi ha preso per mano, conducendomi, e dicendomi, appunto, “danza la vita”. Lui sa che di danzare con leggerezza ho davvero bisogno.
Che meditino dunque i casi impossibili.
Le reliquie di San Giuda Taddeo si trovano a Roma, nella Basilica di San Pietro.
Giuda Taddeo è morto, presumibilmente il 28 ottobre del 70d.C., trafitto da lance e colpito da mazze, in Persia, dopo aver fatto convertire al Cristianesimo oltre 60.000 persone.

LD’A.

Channeling: Marina Schettino, la Voce di Santa Chiara.

Foto tratta dal Musical "Chiara di Dio". Fonte La Stampa
Foto tratta dal Musical “Chiara di Dio”. Fonte La Stampa

“… Ci sono Entità Soprannaturali che comunicano con gli esseri umani, e quando tu cresci, diventi disponibile a loro, sei in armonia con loro. Tu ricevi molti inviti, molti messaggi, Quando sei pronto, immediatamente dai piani più alti dell’Esistenza, messaggi e messaggeri cominciano ad arrivare fino a te. Hanno aspettato per molto tempo che qualcuno diventasse ricettivo. Quando questo accade non le rifiutare, quando questo accade, sii vulnerabile. Fai una sola cosa: apri il tuo cuore e abbi fiducia. La seconda cosa: non essere orgoglioso. Se puoi fare queste due cose, Dio comincerà ad agire attraverso di te, diventi come un flauto, un bambù vuoto e Lui comincia a cantare attraverso di te…”
Osho 

Ho già scritto del Channeling nel modo più essenziale che ho potuto e indicato volontariamente Mosè come primo “channeler” della storia umana.

Dedicherò da oggi ai molti channelers che il Mondo Spirituale ha scelto via via nel corso evolutivo della storia dell’uomo quanti più articoli potrò, servendomi il più possibile di interviste, riflessioni e non ultime come sempre, delle esperienze personali.

Comincio con Marina Schettino, la “Voce” di Santa Chiara, proprio perché con Marina ho avuto un’esperienza diretta e toccante.

Ho conosciuto Marina e già dalle nostre prime conversazioni ho sentito la purezza del non artefatto e la grande predisposizione verso gli altri, senza la quale non riesco ancora a vedere spiritualità, mio malgrado. In seguito le ho chiesto se potevo fare una canalizzazione per me stessa.

Se è vero che la commozione durante ogni esperienza emozionale è cosa normalmente presente, di certo quello che segue l’esperienza stessa è indicativa di quanto vera e profonda sia stata e continua ad essere l’esperienza in sé. Le parole che Santa Chiara mi ha donato attraverso Marina sono parole che a nessun altro potevano essere donate perché mi riguardavano in modo assoluto, bisbigliando sei Lucia in ogni sussurro e aggiungendo tasselli inequivocabili al mio straordinario e sofferto “processo di trasformazione” che sto compiendo dallo scorso ottobre. Un processo che segue almeno quarant’anni di “percorso”, e che è iniziato con l’aiuto di due persone davvero speciali, di cui spero potrò parlarvi.

Sparisco dunque, lasciando spazio all’essenziale, le mie domande e le parole di Marina.  Concludendo con il messaggio di Santa Chiara per tutti noi.

D. Marina, quando e soprattutto com’è cominciata la tua esperienza nel “sentire” le comunicazioni di Santa Chiara? Raccontaci…

R. Lucia carissima, grazie per la tua domanda che mi consente di spiegare l’inspiegabile. In un momento particolare della mia vita, dove sentivo sempre più forte la spinta verso una ricerca interiore ho iniziato a seguire gli insegnamenti di Louise Hay, mi sono interessata a tutto ciò che riguardava gli angeli, e così per un caso non del tutto fortuito, ora posso dirlo con certezza, ho incontrato sulla mia strada l’Ho’oponopono Cristiano e Nicola Rachello: scrittore e insegnante di Ho’oponopono.  Grazie a questo ho cominciato ad approfondire le tematiche di questa bellissima tecnica per la pulizia delle memorie e nel marzo del 2015 ho partecipato per la prima volta a un seminario di Nicola.

È stata un’esperienza così illuminante che da allora non mi sono mai più fermata. Le meditazioni, la respirazione, il mantra mi hanno permesso di entrare in contatto con quella parte di me che da sempre tenevo sommersa. Direi sepolta da quintali di mie percezioni limitanti. A tutti sarà capitato di ripetere dentro di sé frasi come “quanto sei stupida, non sei buona a nulla”: beh, io ero una vera esperta in questo sport e devo confessarlo ogni tanto ci casco ancora!

Ecco ora arrivo a rispondere alla tua domanda iniziale Lucia, proprio a dicembre del 2015 mentre ero in una profonda meditazione ho sentito forte dentro di me una voce che con sicurezza mi ha sussurrato parole piene di consolazione. In quel momento soffrivo molto a causa di mie battaglie interiori e queste parole mi hanno dato l’aiuto che necessitavo.

Sono stati mesi entusiasmanti, tenevo segreta questa mia nuova condizione a tutti: condividevo solo con Nicola questi messaggi che trascrivevo non appena potevo.

D. Come hai capito che non era uno scherzo della tua mente e soprattutto come hai avuto la certezza che si trattasse proprio di Chiara?

R. Certo mi interrogavo ed interrogavo questa voce: Chi sei? Perché proprio io?

Intorno a me tutti si accorgevano del mio profondo cambiamento. La ritrovata fede e l’amore viscerale per Gesù mi avevano aperto il cuore all’Amore.

In quei giorni mi sentivo sempre più “chiamata” da Francesco, figura sempre importantissima per me.

Molte notti mi svegliavo sentendo forte dentro di me una musica che mi richiamava alla meditazione, come se quella voce volesse tutta la mia attenzione, e mi ritrovavo seduta sul bordo del letto in profondo raccoglimento. In quei giorni, anzi in quelle notti soprattutto, la domanda era sempre quella. Ad ogni risveglio trovavo sempre una risposta. Sono conferme e risposte che dentro di me sono state molto chiare. Non pretendo di essere creduta da nessuno, ma chiedo solo di sentire con il cuore. Coloro che hanno ricevuto un messaggio da Chiara, coloro che hanno sentito la Sua voce hanno compreso immediatamente di essere in presenza di qualcosa fuori dall’ordinario.

D. Vi è un tuo modo speciale di connetterti a Lei quando stai aiutando una persona in particolare?

R. Sì Lucia, ci sono delle musiche particolari, che aiutano la mia mente a calmarsi e a lasciare alla mia guida lo spazio necessario e che merita, e l’utilizzo di oli essenziali come la Lavanda.

Queste chiare risposte di Marina, tenute per me per giorni, non mi erano bastate. Avevo bisogno di quel profondo tocco del cuore che fa la differenza per la comprensione dell’Anima e ho aspettato, chiedendo a Marina una nota del cuore in più, quella nota sussurrata dall’Anima e che per me è essenziale quando cerco di comunicare la profondità degli argomenti spirituali.

Con l’umiltà di Marina e l’Amore di Chiara vorrei donarvi questa nota, arrivata proprio senza troppo sollecitare, ma molto nel sentire, come speravo.

Cara Lucia, mi chiedi di raccontarti che cosa sto provando, che cosa ho provato e che cosa provo ogni giorno, ogni momento in cui Chiara parla nella mia mente. L’Energia di Chiara è sottile, l’energia di Chiara si muove dolcemente e ha preso posto dentro di me ogni giorno di più. La voce di Chiara è come un filo sottile d’Arianna. Grazie a questo filo ti conduco in quel luogo dentro di me dove le immagini vengono tradotte in parole di verità. Non è facile introdurre qualcun altro in quel luogo che è la mia esperienza con Chiara. Sono luoghi che ancora, dopo tempo, sto esplorando io stessa. Appena una musica nuova suona dentro di me, io seguo semplicemente quella via, quel sussurro, quel sentiero tracciato da Chiara. Un filo che conduce alla libertà di osservare il mondo con occhi nuovi. Come posso spiegare meglio tutto ciò che capita dentro di me, giorno dopo giorno, minuto dopo minuto? E’ un continuo evolversi di situazioni e sensazioni. Però voglio raccontarti la prima volta che Chiara mi fece sentire la sua Voce.

Come ti ho scritto ero in profonda meditazione e ho sentito distintamente una voce che arrivava da dentro, ma che era anche fuori. Questa voce mi ha dettato un messaggio: da allora ne sono giunti centinaia.

Cara Lucia, io capisco che tu voglia spiegare meglio ai tuoi lettori ciò che accade, ma nella semplicità Chiara è con me. Chiara parla nella mia mente, Chiara mi sussurra i miei messaggi, oppure parla alle persone direttamente nei nostri incontri individuali. Nella semplicità noi arriviamo, dalla sensibilità noi proveniamo e così è sempre.

Grazie.

Amici cari, vi lascio con il messaggio che Santa Chiara ha donato a noi tutti attraverso Marina.

Marina: in modo definitivo compresi tutto quando arrivò la Sua preghiera e mi dettò: “Non per me Signore”.

Non per me Signore Non per me.. per i più piccoli Per gli ultimi Per i dimenticati Per gli abbandonati Per loro chiedo… non per me Caro Padre infinito di pace e amore Caro Padre infinito di luce e amore Umilmente chiedo umilmente prego Non per me ..Ultima fra gli ultimi Non per me per loro prego e chiedo…

Marina: Questo è il messaggio di Chiara più grande per l’umanità intera.

Grazie per questo nostro incontro.

Per te e per i tuoi lettori la benedizione di Chiara.

L.D’A.

Informazioni e approfondimenti:

Marina SCHETTINO

e

l’Associazione di Promozione Sociale Ho-Oponopomo Cristiano

Quando la morte di una persona amata ti morde il cuore…Incontrala!

Ricongiungimento 2

Questo è un articolo di servizio che riguarda chiunque sia stato dominato da un dolore esageratamente grave e persistente dopo la morte di una persona amata.

Riguarda tutti coloro i quali, dopo un lutto grave, perdono ogni certezza, ogni riferimento, ogni verità prima ritenuta assoluta, che sebbene non rinnegata dopo il lutto, diventa inutile al superamento del dolore. Riguarda in poche parole chiunque di noi abbia dovuto affrontare un “lutto complicato”.

Io faccio parte di questa categoria. Quando ho perso mia madre ho compreso che una parte della mia vita era finita con lei e le parole consolatorie di chi non può comprendere che il termine “Anima Gemella” non si riferisce esclusivamente a una relazione sentimentale mi apparivano inutili e grevi come un macigno, malgrado mia figlia mi nutriva costantemente di linfa vitale.

Il mio interesse verso tutto il mondo esoterico e in particolare verso la fenomenologia sull’esistenza di una vita oltre la vita mi aveva sempre portato a compiere innumerevoli ricerche, leggere ogni libro sull’argomento, annoverare nella stessa esperienza personale prove tangibili sul fatto che la morte non esiste e che lasciando il nostro involucro corporeo ci trasformiamo negli Esseri Spirituali che siamo dall’origine della Creazione, tornando alla nostra casa d’origine.

Tuttavia, nessuna informazione conosciuta mi dava consolazione, ogni riga dei libri ripresi tra le mani mi aiutavano solo sapendo che se mia madre stava certamente meglio, io ero affranta.

La bramosia di un qualunque contatto, segno, sogno rimaneva protagonista delle mie giornate. Malgrado ne avessi eccome di segni, e sogni e a volte così forti da togliermi il fiato lasciandomi felice, almeno momentaneamente.

Finito l’entusiasmo iniziale ricominciava il dolore sordo di quando manca una parte stessa della nostra Anima.

Lo scorso marzo poi, a due anni e mezzo dalla perdita di mia madre e in seguito ad una di quelle sincronicità particolarissime che molti si ostinano a chiamare coincidenze, appaiono nel mio computer informazioni su una tecnica chiamata Induced After Death Communication, ovvero IADC, per usare solo l’acronimo, ideata dal medico e psicoterapeuta americano Allan Botkin che l’aveva sperimentata curando molti veterani di guerra.

Se in italiano il freddo e lungo significato della traduzione descrive uno stato di ricettività indotta che mette in condizione di “comunicare” con il proprio caro attraverso delle tecniche varie, tra cui la stimolazione ottica bilaterale, o EMDR, il proseguire della lettura mi portava in una nuova zona di comfort e accoglienza che lasciava presagire il conforto, la consolazione, la gioia di sapere che esiste anche questo modo personalissimo e intimo di “comunicare” con i nostri cari passati oltre. Un contatto più intimo dei sogni, più personale del rivolgersi a qualunque Medium provvisto di un vero e caritatevole Dono, forte quasi come un contatto fisico.  Era ovvio che dovessi provarla al più presto.

In Italia, a Roma, la IADC è esercitata con infinita dolcezza e professionalità dal Dr Claudio Lalla, Medico, Psicologo e Psicoterapeuta, che ho conosciuto personalmente quasi subito dopo le mie letture già di per sé terapeutiche.

Non è mia intenzione approfondire la mia esperienza personale completamente positiva e commovente in quest’articolo perché è certo più importante dare maggiori informazioni “tecniche” con un’intervista personale al Dr. Lalla e di cui qui trascrivo fedelmente le risposte.  Scriverò in seguito forse la mia esperienza, ma di certo posso dire che è stata sublime per cui non finirò mai di ringraziare Claudio Lalla per questo.

D.   Dr. Lalla, ci parli della terapia IADC…

R  Ogni anno muoiono in Italia circa 600.000 persone. Ciò comporta un numero senz’altro maggiore di altre persone che entrano in lutto. Quest’ultimo è un processo naturale, che passa attraverso un certo numero di fasi. Accade così che si passi dal lutto acuto a quello che viene chiamato lutto integrato. Non sempre però le cose si svolgono nel modo più favorevole. Ci sono infatti molti casi in cui diversi fattori possono ostacolare l’elaborazione del lutto. Tra questi ricordiamo il tipo di perdita subita, il genere di relazione che si aveva con il defunto, il modo in cui la persona cara è venuta a mancare, lo stesso stile affettivo del superstite. A causa di questi fattori il lutto può assumere la forma del cosiddetto lutto complicato. Si tratta di una condizione che riguarda circa il 7 – 10% dei casi e che incide profondamente sulla qualità della vita. Non a caso aumenta il rischio di incorrere in condizioni mediche come cancro, disturbi cardiaci e ipertensione. Anche il rischio suicidario risulta accresciuto. Si pone quindi la necessità sia di curare chi soffre di tale condizione sia di prevenire la sua insorgenza in coloro per i quali si delinea il rischio di andarvi incontro. Volendo aiutare queste persone esplorai come psicoterapeuta le varie opportunità di intervento che possono essere seguite per affrontare tali tragiche situazioni. Mi imbattei allora nella IADC Therapy, ideata dallo psicoterapeuta americano Allan Botkin. La lettura del suo saggio, uno dei più bei libri di psicoterapia che avessi mai letto, esigeva che mi specializzassi in questa modalità di cura. IADC è un acronimo che sta per Induced After-Death Communication. Il nome di questa forma di aiuto indica che lo psicoterapeuta induce uno stato mentale di ricettività che consente al paziente di avere una After Death-Communication (ADC) spontanea, ovvero esperienze di comunicazione con i propri cari defunti, vissute in prima persona che possono verificarsi attraverso uno o più canali sensoriali. Abbiamo quindi esperienze visive, telepatiche, tattili e olfattive…

D.   Dott. Lalla, cosa o chi l’ha portata a specializzarsi nell’ IADC e ad esercitarla in modo così appassionato e confortante per chi ha perso un grande affetto terreno?

R.   Le esperienze di After Death Communication, prima di manifestarsi nell’IADC Therapy, costituiscono una componente normale del lutto. Una recente review svolta alla North Texas University stima che tra le persone in lutto la frequenza di ADC naturali verificatesi entro un anno dalla perdita del proprio caro sia del 70-80%. Si tratta quindi di qualcosa che risulta grandemente diffuso. Si è potuto constatare che le ADC naturali sono sempre positive, promuovono l’elaborazione del lutto e facilitano il suo decorso favorevole. Tali esperienze avvengono in modo imprevedibile e sono di breve durata. La IADC Therapy, a sua volta, mira a creare le condizioni mentali necessarie affinché esse si manifestino e consente inoltre di farle svolgere per un periodo di tempo ben più lungo. Quando iniziai a praticare la IADC Therapy potei constatare la sua grande, incredibile efficacia.

D.   Molte persone potrebbero essere indotte a credere che la IADC sia una forma di ipnosi, è così? Se non lo è, quali sono le differenze?

R.   Pratico, quando necessaria, anche l’ipnosi clinica e posso dire anche grazie a questa esperienza che la IADC Therapy non è una forma di ipnosi. Nella terapia IADC non c’è induzione preliminare di uno stato di profondo rilassamento, né si ricorre alle suggestioni. Si fa invece uso delle stimolazioni bilaterali dei due emisferi cerebrali come nell’EMDR, un’altra forma di terapia, anch’essa diversa da quella ipnotica.

D.   Può ancora spiegarci quali sono le differenze tra la IADC e un’esperienza di OBE, l’Out of Body Experience, (Esperienza di uscita dal corpo)? Anche in questa esperienza molti raccontano d’incontrare i loro cari passati oltre….

R.   Nelle Out of Body Experience (OBE) si possono vedere i propri cari in salute e spesso più giovani. Con essi la persona che sta vivendo l’esperienza può intrattenere una comunicazione telepatica. Ebbene questi sono i fenomeni che le OBE hanno in comune con le IADC. Per il resto si tratta di esperienze diverse. Chi ha una IADC non riferisce di vivere delle OBE.

D.   Cosa pensa che accada o che cosa accade al nostro corpo e alla nostra Anima quando siamo addormentati e sogniamo i nostri cari passati oltre?

R.   Sappiamo che le ADC naturali si presentano spesso sotto forma di sogno. Quando ciò avviene si tratta di sogni particolarmente lucidi e realistici, nei quali il dormiente ha l’esperienza di ricevere la visita del defunto che viene a salutarlo e a portargli conforto. Sono quindi sogni diversi dagli altri. Il cervello si trova plausibilmente nella fase di sonno REM e l’anima della persona attraversa una condizione di maggior ricettività per tali esperienze rispetto al consueto stato di veglia.

D.   Quanto è alta la percentuale d’insuccesso in una seduta di IADC?

R.   La percentuale di insuccessi della IADC Therapy è oggi del 25%. Abbiamo quindi, d’altra parte, il 75% di successi. Si tenga conto del fatto che la IADC Therapy si svolge di regola in sole due sedute. Quando paziente e psicoterapeuta si concedono una terza o una quarta seduta la percentuale di insuccessi scende.

D.   Quanto e in che modo possiamo escludere che le immagini che appaiono durante una seduta di IADC non siano pure suggestioni?

R.   Come clinico lascio che siano i miei pazienti a esprimersi sull’ oggettività o meno delle loro esperienze. Per me una cosa è certa: essi hanno un’esperienza che promuove un grande cambiamento. La loro quasi totalità attinge dalla IADC quattro convinzioni: Il mio caro c’è ancora; sta bene; mi è vicino; un giorno ci riuniremo.

D.   Dr. Lalla, un’ultima domanda, almeno per ora, può spiegare ai non addetti ai lavori la differenza “visuale” tra immagini derivanti dai semplici pensieri che arrivano e immagini che ne esulano?

R.   Le persone che hanno una IADC e riferiscono di aver percepito delle immagini le distinguono da una mera produzione immaginativa per il fatto che esse sono, per così dire, ad alta definizione oltre che del tutto indipendenti dalla loro volontà. A tale vissuto soggettivo corrispondono le descrizioni alquanto particolareggiate che di tali immagini essi forniscono allo psicoterapeuta.

Lucia D’Aleo, Intervista a Claudio Lalla.

Claudio Lalla ha scritto un libro su quest’argomento:

Perdita e ricongiungimento

Informazioni utili:

Elenco terapisti accreditati per la terapia IADC in Italia

Noi e il Doppio: conosciamolo per affrontarlo

René Magritte - Il Doppio Segreto
René Magritte – Il Doppio Segreto

Parlando a una mia amica intima del mio conflitto dilaniante tra quello che amo fare e vorrei fare nel modo più assoluto con il cuore e la mia continua fuga dal farlo, apprendo che esiste una strana figura che ci accompagna dalla nascita: il “Doppio”.

La mia amica, fortemente steineriana, mi dice con la sua usuale enfasi che accompagna le cose in cui crede molto:

-E’ il Doppio! Anche io impazzisco con il Doppio!”. Però è strumentale, esiste per farti superare gli ostacoli che tu stessa ti poni! Dobbiamo vincerlo capisci! –

Mi racconta poi molte delle sue battaglie quotidiane che sono le mie, moltiplicate per quel che mi riguarda in anni, troppi ed estenuanti. E comunque il Doppio a me fa antipatia. Per cui, finita la conversazione, decido di ignorare un chicchesia di qualunque forma che viva dentro il mio corpo e mi dico che non esiste. Continuo pertanto a dare a me stessa la responsabilità dei continui fallimenti; a situazioni passate la “colpa” dei blocchi insormontabili che impediscono alla mia creatività di prendere forma e a ogni mio talento di emergere.

Poi, una mattina di marzo eccolo. In un sogno fatto in astrale si presenta. Mi fa la corte, sembra più giovane di me, è un mulatto e anche bello. Ha chiaramente intenzione di portarmi a letto. Gli dico chiaramente che non voglio proprio fare l’amore con lui. Non ricordo in che modo continua a corteggiarmi, ma so che mi bacia ed è lì che sento la sua malvagia esistenza: la sua lingua mi avviluppa la bocca e poi la gola……mi rendo conto di sentirla insinuarsi dentro la gola e ancora più dentro di me.

Al mio risveglio non capisco subito, ma durante il corso della giornata m’illumino: è lui, il mio Doppio è un mulatto belloccio e perfido. Esiste e sapendo che ero ormai troppo vicina alla meta dovesse presentarsi, farmi sapere che esiste, che mi sono sbagliata a negare la sua esistenza e che la sua esistenza non mi permetterà mai di farcela.

Ebbene ….ha fatto una grave mossa, totalmente sbagliata se avesse giocato a scacchi: si è condannato a morte. Io oggi sto scrivendo in una condizione completamente opposta al solito rimandare.

Benvenuto nella mia “coscienza”. Ora esisti e posso ignorarti!

In verità non ha mai smesso di provarci, quel sogno risale ad almeno un anno fa. Mi sono persa ancora e ancora, ma il risveglio della propria coscienza è irreversibile e anche il doppio ha fatto la sua parte.

La figura del Doppio è stata ampiamente trattata in letteratura in vari modi e sotto svariati aspetti. Autori straordinari e autorevoli ne hanno scritto e io stessa tornerò sull’argomento.

Tuttavia è vitale a mio parere comprendere il denominatore comune che nel caso della nostra evoluzione ha un ruolo determinante, e proprio Rudolf Steiner ne ha parlato addirittura in cinque sue conferenze: la funzione del doppio è quella dell’abbattimento dei nostri limiti. Steiner fa importanti rivelazioni sulle caratteristiche e l’agire di entità ben note come forze dell’ostacolo. Prenderne conoscenza permette di comprendere il loro operare entro l’essere umano e nella società. Compito precipuo dell’umanità attuale è proprio di tenere gli occhi ben aperti per riconoscere e confrontarsi con i potenti esseri spirituali che manovrano incessantemente per deviare l’uomo dalla sua meta evolutiva. Si avrà la meglio sul male solo attraversandolo coscientemente e non aggirandolo.

Letture:

https://www.amazon.it/laltro-Racconti-fantastici-sul-Doppio/dp/8806170996

Rudolf Steiner, il Mistero del Doppio:

https://www.macrolibrarsi.it/libri/__il_mistero_del_doppio.php

 

Ama il Prossimo Tuo come Te Stesso

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 Da alcuni anni ogni estate, una serie di eventi o il risuonare di una frase nella mia mente accompagnata dall’emozione del cuore mi consegnano le istruzioni per l’uso di un regalo che poi devo farmi da sola: un gradino in più di una scala che porta alla mia personale evoluzione.

Io, disubbidiente cronica da più vite e in certe occasioni ottusa, non sempre mi lascio andare a queste istruzioni semplici e lampanti perché lascio prevaricare la razionalità, nemica pubblica di noi tutti.

Oggi vorrei soffermarmi su una di queste istruzioni, perché riguarda la stragrande maggioranza dei terrestri, anzi, proprio ciascuno di noi.

“Ama il Prossimo Tuo come Te Stesso”.

E’ arrivata già dal 2016 questa frase che echeggia da sempre nei nostri ricordi infantili, ma cosa vuol dire?

Vi prego di scrivere liberamente le vostre risposte, perché io ci sto ancora molto lavorando. Trovo il tema tra i più complessi e a tratti controversi in quanto molto adeguato a sconfinare in un egoismo estremo.

LD’A