Giornata dei “Defunti”?

Ph. by Joy Real
Ph. by Joy Real

Che la morte non esista ormai è nella profonda conoscenza di molti. Forse non della maggioranza di noi.
Qualcosa di profondamente umano ci porta ancora a compiere il rito, certamente sentito, delle visite al Cimitero, e oggi 2 novembre più che mai, in ricordo delle persone amate milioni di fiori recisi presto marci e maleodoranti daranno più pace ai ricordi dolorosi di chi ancora non comprende che la separazione da loro non esiste davvero. Tuttavia, questo è nella normalità delle cose. Tutti soffriamo anche sapendo che la morte è solo un fatto che riguarda il corpo fisico.
Io non soffro oggi più degli altri giorni della mia vita perché mi manca terribilmente mia madre. “Lei” mi manca sempre. Non sono andata a vistare la sua lapide perché vivo lontana, ma oggi come ogni giorno della mia vita le offro i miei Pensieri di luce, tanti, quelli di ogni giorno da quando mi ha apparentemente lasciata. Ogni giorno un sorriso e un pensiero di luce, sempre connesso con la sua Anima. La mia sofferenza dopo oltre tre anni dalla sua morte fisica è diversa, con una pace che nasce dal saperla in Quarta Dimensione. Ho tanto cercato il mistero profondo della vita e della morte e ora sono davvero nella verità che mi conforta, nella verità che a volte si trova ancora nella mente, ma in un grande momento di trasformazione e di passaggio nel sentire profondo.
Molto è stato scritto sulla morte. Per questo oggi, che non posso andare al cimitero seguendo anch’io la ritualità di un gesto rispettosamente umano, faccio una cosa diversa. Ricordo a chi mi legge che la morte non esiste con alcune pietre miliari di tutto quello che è stato scritto sulla morte e che erroneamente è stato attribuito a Sant’Agostino. Riferimenti non solo consolanti, ma illuminanti per tutti, parole che sono luce per il buio della perdita fisica dei nostri cari, da leggere, ascoltare, comprendere. Farci andare oltre i cimiteri dove fortunatamente non si trovano più le persone che ameremo per l’eternità e che sono solo oltre il Velo, con noi e altrove. Essendo l’Anima multidimensionale come ha comunicato Kryon, ascoltate da soli i sussurri di chi non ha certo smesso d’amarvi, ma vi ama anche di più.
LD’A

La morte non è niente. Non conta.
Io me ne sono solo andato nella stanza accanto.
Non è successo nulla.
Tutto resta esattamente come era.
Io sono io e tu sei tu
e la vita passata che abbiamo vissuto così bene insieme è immutata, intatta.
Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora.
Chiamami con il vecchio nome familiare.
Parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato.
Non cambiare tono di voce,
Non assumere un’aria solenne o triste.
Continua a ridere di quello che ci faceva ridere,
di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme.
Sorridi, pensa a me e prega per me.
Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima.
Pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza.
La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto.
È la stessa di prima,
C’è una continuità che non si spezza.
Cos’è questa morte se non un incidente insignificante?
Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri solo perché sono fuori dalla tua vista?
Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo.
Va tutto bene; nulla è perduto.
Un breve istante e tutto sarà come prima.
E come rideremo dei problemi della separazione quando ci incontreremo di nuovo!

Henry Scott Holland , canonico anglicano della St Paul’s Cathedral Henry, Da un sermone che egli pronunciò in St Paul’s Cathedral a Londra il 15 maggio 1910, poco dopo la morte del re Edoardo VII.

Se mi ami non piangere!
Se tu conoscessi il mistero immenso del cielo dove ora vivo,
se tu potessi vedere e sentire quello che io vedo e sento
in questi orizzonti senza fine,
e in questa luce che tutto investe e penetra,
tu non piangeresti se mi ami.
Qui si è ormai assorbiti dall’incanto di Dio,
dalle sue espressioni di infinità bontà e dai riflessi della sua sconfinata bellezza.
Le cose di un tempo sono così piccole e fuggevoli
al confronto.Mi è rimasto l’affetto per te:
una tenerezza che non ho mai conosciuto.
Sono felice di averti incontrato nel tempo,
anche se tutto era allora così fugace e limitato.
Ora l’amore che mi stringe profondamente a te,
è gioia pura e senza tramonto.
Mentre io vivo nella serena ed esaltante attesa del tuo arrivo tra noi,
tu pensami così!
Nelle tue battaglie,
nei tuoi momenti di sconforto e di solitudine,
pensa a questa meravigliosa casa,
dove non esiste la morte, dove ci disseteremo insieme,
nel trasporto più intenso alla fonte inesauribile dell’amore e della felicità.
Non piangere più, se veramente mi ami!
 

Padre Giacomo Perico, 
Fonte: “Resta con noi Signore!” San Paolo Edizioni, 2001
Padre Giacomo Perico (Ranica, 1911 – Milano, 2000), sacerdote gesuita, dal 1940 nella Compagnia di Gesù. Specializzato in problemi di bioetica e nelle tematiche della vita familiare e sociale, ha fondato nel 1946 il Centro Studi Sociali di San Fedele (Milano) che ha dato origine alla rivista Aggiornamenti Sociali, sulla quale ha scritto 248 articoli. Nel 1960 ha dato vita all’Istituto Giulio Salvadori per “bambini soli” accanto a quello femminile già esistente.

La morte non è “fine” ma “passaggio” ossia transito, perché il morire non è uno stato ma un “processo” ossia una “esperienza di confine”, un vissuto di soglia, un cambio di stato. Questo perché la morte considerata come fine, cioè come evento definitivo, porrebbe “l’osservatore in uno stato che non gli consente più di comunicarne la propria esperienza”.
La morte, come la nascita, è “un episodio”, un momento, un transito all’interno di processo più vasto, di un grande mistero, il mistero dell’anima, che esiste al di là della coscienza e della “serie dell’Io” e che si estende quindi anche al di la del tempo e dello spazio.

C.G.Jung

 

 

Quando la morte di una persona amata ti morde il cuore…Incontrala!

Ricongiungimento 2

Questo è un articolo di servizio che riguarda chiunque sia stato dominato da un dolore esageratamente grave e persistente dopo la morte di una persona amata.

Riguarda tutti coloro i quali, dopo un lutto grave, perdono ogni certezza, ogni riferimento, ogni verità prima ritenuta assoluta, che sebbene non rinnegata dopo il lutto, diventa inutile al superamento del dolore. Riguarda in poche parole chiunque di noi abbia dovuto affrontare un “lutto complicato”.

Io faccio parte di questa categoria. Quando ho perso mia madre ho compreso che una parte della mia vita era finita con lei e le parole consolatorie di chi non può comprendere che il termine “Anima Gemella” non si riferisce esclusivamente a una relazione sentimentale mi apparivano inutili e grevi come un macigno, malgrado mia figlia mi nutriva costantemente di linfa vitale.

Il mio interesse verso tutto il mondo esoterico e in particolare verso la fenomenologia sull’esistenza di una vita oltre la vita mi aveva sempre portato a compiere innumerevoli ricerche, leggere ogni libro sull’argomento, annoverare nella stessa esperienza personale prove tangibili sul fatto che la morte non esiste e che lasciando il nostro involucro corporeo ci trasformiamo negli Esseri Spirituali che siamo dall’origine della Creazione, tornando alla nostra casa d’origine.

Tuttavia, nessuna informazione conosciuta mi dava consolazione, ogni riga dei libri ripresi tra le mani mi aiutavano solo sapendo che se mia madre stava certamente meglio, io ero affranta.

La bramosia di un qualunque contatto, segno, sogno rimaneva protagonista delle mie giornate. Malgrado ne avessi eccome di segni, e sogni e a volte così forti da togliermi il fiato lasciandomi felice, almeno momentaneamente.

Finito l’entusiasmo iniziale ricominciava il dolore sordo di quando manca una parte stessa della nostra Anima.

Lo scorso marzo poi, a due anni e mezzo dalla perdita di mia madre e in seguito ad una di quelle sincronicità particolarissime che molti si ostinano a chiamare coincidenze, appaiono nel mio computer informazioni su una tecnica chiamata Induced After Death Communication, ovvero IADC, per usare solo l’acronimo, ideata dal medico e psicoterapeuta americano Allan Botkin che l’aveva sperimentata curando molti veterani di guerra.

Se in italiano il freddo e lungo significato della traduzione descrive uno stato di ricettività indotta che mette in condizione di “comunicare” con il proprio caro attraverso delle tecniche varie, tra cui la stimolazione ottica bilaterale, o EMDR, il proseguire della lettura mi portava in una nuova zona di comfort e accoglienza che lasciava presagire il conforto, la consolazione, la gioia di sapere che esiste anche questo modo personalissimo e intimo di “comunicare” con i nostri cari passati oltre. Un contatto più intimo dei sogni, più personale del rivolgersi a qualunque Medium provvisto di un vero e caritatevole Dono, forte quasi come un contatto fisico.  Era ovvio che dovessi provarla al più presto.

In Italia, a Roma, la IADC è esercitata con infinita dolcezza e professionalità dal Dr Claudio Lalla, Medico, Psicologo e Psicoterapeuta, che ho conosciuto personalmente quasi subito dopo le mie letture già di per sé terapeutiche.

Non è mia intenzione approfondire la mia esperienza personale completamente positiva e commovente in quest’articolo perché è certo più importante dare maggiori informazioni “tecniche” con un’intervista personale al Dr. Lalla e di cui qui trascrivo fedelmente le risposte.  Scriverò in seguito forse la mia esperienza, ma di certo posso dire che è stata sublime per cui non finirò mai di ringraziare Claudio Lalla per questo.

D.   Dr. Lalla, ci parli della terapia IADC…

R  Ogni anno muoiono in Italia circa 600.000 persone. Ciò comporta un numero senz’altro maggiore di altre persone che entrano in lutto. Quest’ultimo è un processo naturale, che passa attraverso un certo numero di fasi. Accade così che si passi dal lutto acuto a quello che viene chiamato lutto integrato. Non sempre però le cose si svolgono nel modo più favorevole. Ci sono infatti molti casi in cui diversi fattori possono ostacolare l’elaborazione del lutto. Tra questi ricordiamo il tipo di perdita subita, il genere di relazione che si aveva con il defunto, il modo in cui la persona cara è venuta a mancare, lo stesso stile affettivo del superstite. A causa di questi fattori il lutto può assumere la forma del cosiddetto lutto complicato. Si tratta di una condizione che riguarda circa il 7 – 10% dei casi e che incide profondamente sulla qualità della vita. Non a caso aumenta il rischio di incorrere in condizioni mediche come cancro, disturbi cardiaci e ipertensione. Anche il rischio suicidario risulta accresciuto. Si pone quindi la necessità sia di curare chi soffre di tale condizione sia di prevenire la sua insorgenza in coloro per i quali si delinea il rischio di andarvi incontro. Volendo aiutare queste persone esplorai come psicoterapeuta le varie opportunità di intervento che possono essere seguite per affrontare tali tragiche situazioni. Mi imbattei allora nella IADC Therapy, ideata dallo psicoterapeuta americano Allan Botkin. La lettura del suo saggio, uno dei più bei libri di psicoterapia che avessi mai letto, esigeva che mi specializzassi in questa modalità di cura. IADC è un acronimo che sta per Induced After-Death Communication. Il nome di questa forma di aiuto indica che lo psicoterapeuta induce uno stato mentale di ricettività che consente al paziente di avere una After Death-Communication (ADC) spontanea, ovvero esperienze di comunicazione con i propri cari defunti, vissute in prima persona che possono verificarsi attraverso uno o più canali sensoriali. Abbiamo quindi esperienze visive, telepatiche, tattili e olfattive…

D.   Dott. Lalla, cosa o chi l’ha portata a specializzarsi nell’ IADC e ad esercitarla in modo così appassionato e confortante per chi ha perso un grande affetto terreno?

R.   Le esperienze di After Death Communication, prima di manifestarsi nell’IADC Therapy, costituiscono una componente normale del lutto. Una recente review svolta alla North Texas University stima che tra le persone in lutto la frequenza di ADC naturali verificatesi entro un anno dalla perdita del proprio caro sia del 70-80%. Si tratta quindi di qualcosa che risulta grandemente diffuso. Si è potuto constatare che le ADC naturali sono sempre positive, promuovono l’elaborazione del lutto e facilitano il suo decorso favorevole. Tali esperienze avvengono in modo imprevedibile e sono di breve durata. La IADC Therapy, a sua volta, mira a creare le condizioni mentali necessarie affinché esse si manifestino e consente inoltre di farle svolgere per un periodo di tempo ben più lungo. Quando iniziai a praticare la IADC Therapy potei constatare la sua grande, incredibile efficacia.

D.   Molte persone potrebbero essere indotte a credere che la IADC sia una forma di ipnosi, è così? Se non lo è, quali sono le differenze?

R.   Pratico, quando necessaria, anche l’ipnosi clinica e posso dire anche grazie a questa esperienza che la IADC Therapy non è una forma di ipnosi. Nella terapia IADC non c’è induzione preliminare di uno stato di profondo rilassamento, né si ricorre alle suggestioni. Si fa invece uso delle stimolazioni bilaterali dei due emisferi cerebrali come nell’EMDR, un’altra forma di terapia, anch’essa diversa da quella ipnotica.

D.   Può ancora spiegarci quali sono le differenze tra la IADC e un’esperienza di OBE, l’Out of Body Experience, (Esperienza di uscita dal corpo)? Anche in questa esperienza molti raccontano d’incontrare i loro cari passati oltre….

R.   Nelle Out of Body Experience (OBE) si possono vedere i propri cari in salute e spesso più giovani. Con essi la persona che sta vivendo l’esperienza può intrattenere una comunicazione telepatica. Ebbene questi sono i fenomeni che le OBE hanno in comune con le IADC. Per il resto si tratta di esperienze diverse. Chi ha una IADC non riferisce di vivere delle OBE.

D.   Cosa pensa che accada o che cosa accade al nostro corpo e alla nostra Anima quando siamo addormentati e sogniamo i nostri cari passati oltre?

R.   Sappiamo che le ADC naturali si presentano spesso sotto forma di sogno. Quando ciò avviene si tratta di sogni particolarmente lucidi e realistici, nei quali il dormiente ha l’esperienza di ricevere la visita del defunto che viene a salutarlo e a portargli conforto. Sono quindi sogni diversi dagli altri. Il cervello si trova plausibilmente nella fase di sonno REM e l’anima della persona attraversa una condizione di maggior ricettività per tali esperienze rispetto al consueto stato di veglia.

D.   Quanto è alta la percentuale d’insuccesso in una seduta di IADC?

R.   La percentuale di insuccessi della IADC Therapy è oggi del 25%. Abbiamo quindi, d’altra parte, il 75% di successi. Si tenga conto del fatto che la IADC Therapy si svolge di regola in sole due sedute. Quando paziente e psicoterapeuta si concedono una terza o una quarta seduta la percentuale di insuccessi scende.

D.   Quanto e in che modo possiamo escludere che le immagini che appaiono durante una seduta di IADC non siano pure suggestioni?

R.   Come clinico lascio che siano i miei pazienti a esprimersi sull’ oggettività o meno delle loro esperienze. Per me una cosa è certa: essi hanno un’esperienza che promuove un grande cambiamento. La loro quasi totalità attinge dalla IADC quattro convinzioni: Il mio caro c’è ancora; sta bene; mi è vicino; un giorno ci riuniremo.

D.   Dr. Lalla, un’ultima domanda, almeno per ora, può spiegare ai non addetti ai lavori la differenza “visuale” tra immagini derivanti dai semplici pensieri che arrivano e immagini che ne esulano?

R.   Le persone che hanno una IADC e riferiscono di aver percepito delle immagini le distinguono da una mera produzione immaginativa per il fatto che esse sono, per così dire, ad alta definizione oltre che del tutto indipendenti dalla loro volontà. A tale vissuto soggettivo corrispondono le descrizioni alquanto particolareggiate che di tali immagini essi forniscono allo psicoterapeuta.

Lucia D’Aleo, Intervista a Claudio Lalla.

Claudio Lalla ha scritto un libro su quest’argomento:

Perdita e ricongiungimento

Informazioni utili:

Elenco terapisti accreditati per la terapia IADC in Italia