Vocazione, passione, essenza:la missione dell’Anima

Daimon
Daimon

In quest’articolo mi soffermo sul Chi Sono?

Nella nostra essenza di Anime, prima che di uomini, vi è indubbiamente la più straordinaria somiglianza con Dio e dunque il senso della nostra stessa esistenza quali particelle da lui emigrate. E in quest’essenza divina vi è un’aspirazione elevata con la conseguente missione di esternarla anche attraverso il corpo fisico che possediamo in questa dimensione. La determinazione di portare a compimento questa Missione meriterà articoli a parte, tanto per citarne uno, l’esistenza del Doppio.

Ogni Anima ha dunque una missione che essa stessa ha stabilito sin dai primordi del suo Essere. Sapere perché abbiamo scelto una determinata missione e passione al momento mi è oscuro, ma ci sto lavorando duramente con il mio stesso “processo di trasformazione”, ovvero il ritorno alla nostra prima essenza, dimenticato di vita in vita.

Si può far risalire a Platone questa vocazione che la nostra Anima porta da sempre e che intende manifestare attraverso un corpo fisico e una mente pensante.

Ben prima della venuta di Gesù Cristo dunque di questa missione dell’Anima ne parla Platone con il Mito di Er, nella sua opera più nota, La Repubblica:

Prima della nascita, l’Anima di ciascuno di noi sceglie un’immagine o disegno che poi vivremo nella Terra, e riceve un compagno che ci guidi, un Daimon, che è unico e tipico nostro.  Tuttavia nel venire al mondo, dimentichiamo tutto questo e crediamo di essere venuti vuoti.  E’ il Daimon che ricorda il contenuto della nostra immagine, gli elementi del disegno prescelto, è lui dunque il portatore del nostro destino…

Quando tutte le Anime si erano scelte la vita, secondo che era loro toccato, si presentavano a Lachesi.  A ciascuna ella dava come compagno il genio, o Daimon, che quella si era assunto, perché le facesse da guardiano durante la vita e adempisse il destino da lei scelto….

Platone ci racconta del Mito affinché non dimentichiamo, perché solo salvando questo potremo salvare noi stessi e prosperare.

Con Plotino, (205 – 270 d.C.), il maggiore dei filosofi neoplatonici, l’idea della missione dell’Anima viene ripresa e ampliata e parliamo già di reincarnazione in modo inequivocabile.  Egli afferma che ci siamo scelti il corpo, i genitori, il luogo e le situazioni di vita adatti all’Anima e corrispondenti, come racconta il mito, alla Sua necessità.

“Il fatto di venire al mondo, di entrare in questo corpo particolare, di nascere da questi genitori e nel tal luogo, è in generale ciò che chiamiamo le condizioni esteriori della nostra vita: che tutti gli eventi formino una unità e siano intessuti assieme è espresso dalle Moire.”

Plotino, Enneidi

Facciamo un salto nel tempo incredibile e avremo a disposizione di questo concetto evolutivo fondamentale un intero libro, “Il Codice dell’Anima“, scritto nel 1996 da James Hillman, psicologo della scuola del grande e già Illuminato Jung, insegnante in varie università americane e che ha il grande pregio di considerare la psicologia un’esplorazione dei misteri della natura umana”.

Secondo Hillman, che riprende il Mito di Er di Platone, “Per decifrare il codice dell’Anima e capire il carattere, la vocazione, il destino, l’anima di ciascuno di noi sceglie un compagno segreto, daimon per i greci, genius i latini, Angelo Custode i cristiani. Sarà lui a guidarci nel cammino terreno. Hillman afferma che il nostro carattere e la nostra vocazione di vita sono qualità innate e che è la missione della nostra vita realizzare quelle spinte. La chiama “la teoria della ghianda”, l’idea che le nostre vite sono formate da un’immagine particolare, come il destino della quercia è contenuto nella piccola ghianda.

E’ dunque questo che chiamano vocazione: la cosa che fai con gioia, come se avessi il fuoco nel cuore e il diavolo in corpo?

Josephine Baker

Quanti di noi portano addosso una vita intera di malcontento?

Quanto oggi stiamo ricordando di portare avanti la nostra vera biografia?

Quanti percorsi forzati dalle circostanze o stabilite dai nostri genitori ci hanno costretto a dimenticare che la vocazione è il dato fondamentale dell’esistenza umana?  E che quello per cui siamo nati ci porta alla felicità e dunque a conseguire il disegno Divino?

La conclusione mi è cristallina e mi porta verso un altro gradino della comprensione: solo la mancata realizzazione del sogno della nostra Anima con il nostro Daimon ci fa infelici, e dunque ancora una volta siamo noi la causa della nostra gioia e dunque…..Dio è gioia!

In ultima analisi, noi contiamo qualcosa solo in virtù dell’essenza che incarniamo, e se non la realizziamo, la vita è sprecata.

C.G. Jung