Prima del Blog, Articolo Uno

Foto: Nerina Toci
Foto: Nerina Toci

 

 

 

 

 

Dio,

agogno i silenzi più del frastuono del mondo, eppure mi ritrovo a parlare ancora molto più di quanto dovrei.  Non ho ancora imparato a tacere.

Perché vuoi che scriva di te in questo mio blog che stenta a nascere proprio perché scappo da sempre da quella me stessa che siede alla scrivania e scrive?

“Scrivere, scrive, Io sono scrivendo, scrittoio, scriba, scrittura, scr, scr, scr……. ESSE, Ci, ERRE si animano nella mia mente e come Alice nel suo meraviglioso e angosciante paese diventano grandi grandi e piccole piccole, come se avessero bevuto la stessa miracolosa bevanda di Alice.  M’inseguono, vogliono avvolgermi e rassicurarmi ma io scappo da loro.  Scappo da me.  Scappo dalla vita di cui – sono certa- sento la non appartenenza.  Sono totalmente fuori luogo in questo Pianeta e vivo svegliandomi ogni giorno con la speranza di tornare a casa.  La tua.  La nostra casa vera.  Qui sono inadeguata e ho lasciato ogni mio talento incustodito, incolto e sofferente.  La mia Anima ne è adorna, lo so, eppure il mio io semicosciente mi ha chiusa in prigione.

Sono anni ormai che scappo dalla scrittura, mia compagna da sempre.  Il Tempo non è che una delle percezioni umane, non vi è dubbio: quando ero ragazzina i miei pomeriggi erano eterni e il pensiero che dopo il pranzo avevo da scrivere anche solo una lettera rendeva il mio cuore gonfio di gioia straripante come un pane che lievita.  Pomeriggi infiniti e quasi senza tempo, dal sapore di pane burro e marmellata di ciliegie.  Pane che mia madre tagliava sempre spesso, burro spalmato non troppo.  Perché ora il tempo sembra volare sul serio, anche quando passo in casa un intero pomeriggio e mi riprometto che scriverò?  Cosa m’impedisce di scrivere?  Oppure chi, mio Dio?